Siamo molto felici nel leggere questo articolo che parla di noi. Il blog è stato aperto per presentare i laboratori, tra i quali c'è il lavoro con la simbologia dei tarocchi. Monica Burato (che non è coinvolta direttamente nel blog) e Valeria Bianchi Mian conducono insieme da un decennio utilizzando tecniche di drama therapy e psicodramma; Lauretta Guidetto, compagna di blog di Valeria Bianchi Mian ha aggiunto la parte arte terapeutica. Attualmente anche Maria Elena Vespa, arte terapeuta, partecipa al gruppo organizzativo dei laboratori con gli arcani.
Le erme ("hermae") sono pietre incise e collocate all'incrocio delle strade "a simboleggiare il ruolo di mediatore fra i due mondi" - la coscienza e l'inconscio, la realtà materiale e il mondo delle anime - "del Dio Hermes/Mercurio" (C.G.Jung). RIFLESSIONI, IDEE, LABORATORI ESPERIENZIALI E PERCORSI PSICOLOGICI SU TEMATICHE ATTUALI E ANTICHE. Valeria Bianchi Mian, psicologa psicoterapeuta e psicodrammatista di orientamento junghiano Laura Guidetto, psicologa psicoterapeuta in terapie espressive
venerdì 22 giugno 2012
lunedì 18 giugno 2012
Valeria Bianchi Mian
PSICODRAMMA AL BIVIO
considerazione brevissima
foto di Luciano Borgna°
Il gioco psicodrammatico lascia a chi conduce e a chi gioca un certo spazio di azione scenica, permette al protagonista (e al conduttore che lo doppia) di muoversi tra i ruoli, ruoli che sono però definibili ed esprimibili in categorie. Un ruolo psicodrammatico può essere interno ed esterno, è attribuibile a un partecipante scelto dal protagonista-giocatore. La scelta, la delimitazione. Come avrebbero rappresentato lo stesso ruolo Tizio o Caio? E' stato scelto Sempronio. Non è dato sapere come sarebbe stato, se...
La scena stessa delimita il gioco, ma lo spazio delle possibilità da scoprire è molteplice. Come conduttrice posso "captare" qual'è la direzione migliore da seguire per dare avvio alla scena successiva, e a quella dopo ancora; posso "sentire", "comprendere", "scegliere" la strada al crocicchio.
L'erma!
L'erma mi indica che qualcosa io tralascerò. Sempre. Ci saranno per ogni incontro di psicodramma altri incontri mai sviluppati, altri possibili snodi. Eppure, ogni filo rosso (blu, verde...) che avrò seguito e annodato insieme ai partecipanti ad uno psicodramma terapeutico si connetterà al possibile e lo tesserà nel reale. I giochi mai giocati sono sempre presenti nell'ombra delle scene di oggi e domani.
Lasciare andare le narrazioni non narrate vuol dire ritrovarle in altre forme, leggerle altrimenti.
Torneranno, le storie non narrate, i giochi non giocati. Torneranno in altri giochi, nelle storie di altre persone, in altri psicodrammi...
... e tutto continua...
VBM
mercoledì 6 giugno 2012

Valeria Bianchi Mian
ARCANE STORIE: LUDUS PUERORUM
“Un gioco di bambini” è il gioco dell'uomo?
Citazioni nel testo, in azzurro, tratte da Rodolfo Renier (Tarocchi di Matteo Maria Boiardo, Studi su Matteo Maria Boiardo / ed. N. Campanini. – Bologna, 1894 – e l’articolo del 16 febbraio 2008, per noi esaustivo, sull’opera di Rodolfo Renier nel bellissimo Blog del Casato Renier – La storia raccontata dai protagonisti, con più di 700 articoli)
Tarocchi: immagini archetipiche che illustrano il percorso di individuazione, dal Matto (0) al Mondo (XXI).
Il complesso, oscuro e luminoso, viaggio dell’Anima.
Immagini dell’inconscio collettivo, emerse dal grande vas alchemico che ci riguarda tutti, descritte dagli studiosi da molteplici punti di vista.
Se delle origini delle carte dei tarocchi-arcani maggiori in particolare (tra le carte da gioco, in generale), prima di vederle comparire in Italia nel secolo XIV, nulla si sa davvero con certezza, in ogni caso è suggestiva, e degna di credito, la teoria di un’origine italiana dei “Trionfi", e l’idea di un utilizzo degli stessi anche per scopi "verbali", e, inoltre, come gioco educativo per fanciulli.
Rodolfo Renier, cito testualmente:
"In Italia, nel trecento, sarebbe esistito un album di figure molto adatto a divertire e ad istruire i fanciulli, giacché era una nomenclatura delle cognizioni di allora, un aiuto alla memoria, una specie di enciclopedia per gli occhi. Di queste figure abbiamo una copia nelle incisioni anonime, attribuite, a torto o a ragione, al Mantegna. Si chiamarono naibi, ed era ad esse che alludeva il buon cronista Morelli, consigliandole ai fanciulli. Ma verso la fine del sec. XIV un bello spirito, forse per distogliere i giuocatori dal pericoloso e insipido giuoco dei dadi, avrebbe tratto dai naibi il giuoco dei tarocchi, il quale avrebbe conservato il nome di naibi ancora per qualche tempo." [Merlin, XVI, I, 286-95 e 302-4.].
"I naibi erano carte; ma non tutte le carte erano naibi. Carte era nome generico: esse si dividevano in carticelle e in naibi, detti anche carte da trionfi. Tale distinzione è costante in tutti gli scrittori del sec. XV che accennarono alle carte [Vedi Merlin in Rev. Arch., XVI, I, 297-98; Campori, Le carte da giuoco dipinte per gli Estensi nel sec. XV, p. 13 e documenti.]. Ed in che si distinguessero le carticelle dai naibi è facile il dirlo. Le une erano le nostre carte comuni., divise in 52 pezzi, cioè in quattro serie, di 10 carte numerali e tre figure ciascuna: i secondi erano i tarocchi" [Il Bellincioni dice, accennando sicuramente ai tarocchi: Ebbe gran prudenza // chi pose in ne' naibi que' contrari // che sian vinti da' meno e' più denari. Rime, ed. Fanfani, II, 90.]"
Gioco di fanciulli. LUDUS PUERORUM, nello Slendor Solis, opera alchemica di Salomon Trismosin, in Aureum vellus, oder Guldin Schatz und Kunstkammer (Rorschach 1598), vedi Jung, Mysterium comiunctionis.
L'opera alchemica, e dunque l'opera dell'Anima, è dunque un "gioco di fanciulli"?
Poi, il gioco poetico.
"Il giuoco poetico fu quindi destinato ad uno di quei molti trattenimenti sociali, di cui si allietarono le nostre corti del rinascimento" scrisse ancora Renier.
I 21 "Trionfi" e il Matto (0) servivano a dare spunto ai giocatori per leggere versi scritti dietro o sotto le immagini (I "Tarocchi" del Boiardo tra questi) ma anche, nel modo "verbale" per attribuire personaggi (reali, conosciuti a corte) e caratteristiche di personalità (elementi di proto-psicologia a livello ludico, direi!) alle figure sulle carte.
Renier cita Pier Antonio Viti da Urbino:
"Viti ci spiega con tanta chiarezza del gioco l' arte, che in poche parole mi sarà dato riassumerla qui. I giuochi, in realtà, sono quattro, non uno solo [Semberanno a taluno alquanto insipidi questi giuochi, nè io avrei molto da opporre; ma suol essere difetto comune ai trattenimenti di simil genere nella rinascenza. D' ordinario in fondo a que' giuochi v' era un intendimento didattico o moraleggiante. Leggasi il libro cit. del Ringhieri ed il Dialogo de' giuochi che nelle vegghie sanesi si usano di fare del Bargagli. Come lavoro di divulgazione è assai pregevole lo scritto di A. Solerti, Trattenimenti di società nel sec. XVI, nella Gazzetta letteraria, an. XII, n. 48, 49, 50.]. - I giuocatori si radunano in circolo e in mezzo a loro vengono scoperte e deposte sulla tavola la prima e l' ultima carta, cioè i due sonetti. Poscia ad ognuno è data una carta, onde nasce il primo giuoco, "perciò che ognuno lege li versi che ne la carta sua sono e mostranli a li compagni. Et in ciò si vedono a le volte a donne et omini venire terzetti che sono grandemente al proposito loro, e di gran riso de chi gli ascoltano".-
Ciclo dei Giochi di Palazzo Borromeo, Milano
Interessante.
Penso alle narrazioni corali, alle arcane storie che nascono nei nostri laboratori.
Uno scorcio delle antiche corti, un cavaliere che estrae il Trionfo dal mazzo, una dama, e nasce il dialogo, lo spunto per la narrazione.
Italo Calvino non parlò a caso, ovviamente.
(continuerà, dopo pausa per breve vacanza, proprio con alcuni scorci dal Castello dei Destini Incrociati. Vi ricordiamo il laboratorio del 13 Giugno in Via Mazzini 44, ore 20.30, sul tema del Sogno e degli Arcani. Vedi in Eventi del mese)
Valeria Bianchi Mian
ARCANE STORIE: DA DOVE VENGONO LE IMMAGINI DEI TAROCCHI?
foto di VBM°
Da dove giungano le carte e, inoltre, quale “verità assoluta” celino non si sa, o meglio: non si sa con certezza. La verità è che non esiste verità assoluta.
Insigni studiosi provenienti da ogni dove si sono contraddetti a vicenda di secolo in secolo, fornendo le più disparate congetture sull’origine dei tarocchi.
“I reperti storici non mentono”, dichiarano alcuni, serissimi, alzando il dito indice.
“I documenti in nostro possesso risalgono al XIV° secolo, in Europa, anzi, guarda un po’, in Italia, nell’Italia delle corti, il castello dei Visconti, il salone gli Estensi… mentre prima non compare alcuna notizia relativa ai tarocchi!”
“E, però,” suggeriscono altri, intuitivi e sognatori, “nei simboli delle carte ravvisiamo indiscutibilmente la conoscenza del processo di trasmutazione degli elementi degli antichi alchimisti, il segreto dell’albero dei cabalisti, il mistero occulto degli esoteristi…”
“Court de Gebelin ha scientificamente e storicamente torto, non esiste alcuna prova di un’origine egizia dei nostri 22 arcani”, dichiarano alcuni…
“Allora, sarà piuttosto araba, o magari cinese, e perché no, indiana”, gridano altri, creativi…
Ed ecco che, timidamente, fanno oggi sempre più spesso capolino…
(a giudicare dal diffondersi a macchia d’olio di “letture psicologiche” e “gruppi psicologici”, anche di psicodramma, sugli arcani – anch’io, me tapina, tra gli altri… tralascio invece i riferimenti a chi si occupa di “Tarocchi psicologici” senza avere alcuno strumento di psicologia…)
… gli psicoterapeuti.
Junghiani, per giunta. (Ma non solo! Monica Burato è infatti gestaltista… Lauretta Guidetto è arte terapeuta. E così Maria Elena Vespa.)
“Chi se ne importa da dove arrivano, concretamente, le carte cartacee, i tarocchi, gli arcani maggiori… o meglio, interessante seguire il percorso storico degli stessi, certamente, però… Però… non trovate interessante che, nonostante tutte le diatribe, nonostante le discussioni per attribuire a questo o quel filone teorico la giusta (!) interpretazione dei fatti, nel frattempo, silenziosamente, delicatamente, quatti, quatti, lemmi, lemmi, questi 22 cartoncini dipinti nei secoli in molteplici modi ma sempre ruotanti intorno al tema della vita e della morte, siano giunti a noi? E che, ancora oggi, siano così ricchi di stimoli, di spunti, di energia, di suggestioni…”
“Il percorso è quello dell’uomo, riguarda il percorso di individuazione, e non si può davvero sapere da dove vengano gli archetipi…”
(continua)
giovedì 31 maggio 2012
Valeria Bianchi Mian
ALCHIMIE MASCHILE/FEMMINILE:
QUANDO LE IMPERATRICI SONO CATTIVISSIME E GLI IMPERATORI FRAGILI.
(estratto da testo ad opera dell'autrice - Università Degli Studi di Torino - è vietata la riproduzione senza citare la fonte)
Apparente digressione rispetto agli argomenti post-laboratorio sugli Arcani Maggiori (un laboratorio molto ricco quello di ieri, di spunti per riflettere ne avremo... nei prossimi giorni), ma è solo apparenza. Riprendo un testo scritto anni fa, e ne posto qui un estratto. Nel farlo, ritrovo indubbiamente il filo rosso del mio ultimo articolo sull'Imperatore. La debolezza e il potere sono due punti chiave del discorso...
Torno dunque ad un argomento a me caro, ovvero: le fasi dell'incontro tra il principio maschile e il femminile, e le difficoltà connesse al caso, le mille ombre, i passi falsi.
Mi capita spesso, nei gruppi e nel lavoro clinico individuale, di incontrare donne che sottovalutano il proprio "zampino" nell'andamento discendente delle relazioni tra i sessi. L'elemento oscuro del femminile è anche Imperatrice (IV) dispotica, Regina nera, bambina crudelissima. Prendere coscienza di questo lato del Sé e lavorare per redimerlo è molto importante. Ovviamente, quando una donna si mette davvero in discussione salta fuori l'ipotesi iniziale: si scopre che la Regina nera è a sua volta fragile cosa, dipendente dall'Imperatore dispotico mascherato da vittima. Ed ecco il gioco reciproco delle dipendenze affettive.
Un accenno al tema, qui di seguito.
Riprenderò altri fili nei prossimi tempi, se vi piace.
Nella prospettiva di sviluppo della coscienza secondo Erich Neumann, la Madre viene dal "caos" e il Padre procede da lei oltre la fusione con la notte inconscia percepita comunque come "qualcosa di materno" (1).
La coscienza centrata sull'Io e il patriarcato come cristallizzazione di valori maschili solari che sull'Io si fondano sono un prodotto derivato per opposizione e distacco dall'iniziale fase di autoconservazione e fusione indivisa (2). La "conquista di sè" (3) da parte del maschio è lotta eroica fuori e contro il primo regno, un'istituzione di fortezze egoiche sul territorio antico dell'unione, fino alla presa di potere sull'Altro- sull'inconscio, sulla terra, sulla donna.
Torno dunque ad un argomento a me caro, ovvero: le fasi dell'incontro tra il principio maschile e il femminile, e le difficoltà connesse al caso, le mille ombre, i passi falsi.
Mi capita spesso, nei gruppi e nel lavoro clinico individuale, di incontrare donne che sottovalutano il proprio "zampino" nell'andamento discendente delle relazioni tra i sessi. L'elemento oscuro del femminile è anche Imperatrice (IV) dispotica, Regina nera, bambina crudelissima. Prendere coscienza di questo lato del Sé e lavorare per redimerlo è molto importante. Ovviamente, quando una donna si mette davvero in discussione salta fuori l'ipotesi iniziale: si scopre che la Regina nera è a sua volta fragile cosa, dipendente dall'Imperatore dispotico mascherato da vittima. Ed ecco il gioco reciproco delle dipendenze affettive.
Un accenno al tema, qui di seguito.
Riprenderò altri fili nei prossimi tempi, se vi piace.
Nella prospettiva di sviluppo della coscienza secondo Erich Neumann, la Madre viene dal "caos" e il Padre procede da lei oltre la fusione con la notte inconscia percepita comunque come "qualcosa di materno" (1).
"Venere si è persa"/dipinto di Valeria BM°
Lo stadio del potere e della forza è (4) il primo passo nella manifestazione del principio fallico maschile e dell'Animus nella donna; il valoroso guerriero del sole, però, così come l'uomo che si consacra figlio perenne, mirano entrambi al possesso del cerchio. Le loro gesta sono un sacrificio che li porta a morire in onore della Madre magnificata, "a causa" o contro di lei (5).
"sono sempre di grandi dimensioni, sia che si tratti di tiranni o di vittime, di uomini o di donne."
June Miller, moglie di Henry, è il gigante che solo Anais può riportare alla dimensione giusta, perchè Henry "ha sacrificato June" inventandola, "creazione di una donna crudele perchè ha bisogno di dolore e violenza per riuscire a creare, oppure perchè gli piace essere vittima di una donna, non lo so). Dice che è affascinato dal male, ma tutto quello che fa è castigare June", dividendola a metà e ingigantendone l'aspetto oscuro.
"Ora June se ne sta davanti al cumulo degli scritti di Henry e non sa dire se è una prostituta, una dea, una criminale, o una santa"(6).
Quando il figlio o l'eroe si impossessano della donna sotto forma di dettami dell'Animus e dall'inconscio lavorano per fare di lei un culto, la loro alleanza con l'Ombra nera rende vincente un unico ruolo, quello di attrice titanica e fatale, il solo modo per rapportarsi all'uomo senza soccombere, nella prospettiva di una lotta all'ultimo sangue tra Venere meretrice e il freddo, distante Saturno, oppure di un rabbioso braccio di ferro con Marte nel suo aspetto demonico di zolfo nero. Lui si quieta nell'abbraccio, è il "vir a foemina circumdatus" (7) e: "Quando l'uomo giace nel suo grembo, la donna è compiuta ", scrive Anais; egli può giacere nel suo grembo e poi nascere "ogni volta rinnovato, con il desiderio di agire, di ESSERE. Per una donna il compimento non è nella nascita, ma nel momento in cui l'uomo riposa dentro di lei." (8)
E che sia eterno cullarsi di uomo-figlio in ninna nanna o riposo del guerriero tra una battaglia e l'altra, è lei a nutrirsi della fusione, a crescere nella sicurezza del dominio, salvo poi ritrovarsi aggrovigliata nelle reti di un patto diabolico, spauracchio di un nano e condannata per vivere a spossare lo sposo e fargli paura. Bramando ciclopiche femmine nel miraggio di battaglie contro mulini a vento, il Logos di potere si avvinghia sempre più strettamente alla notte materna in una gotica, macabra danza con la morte (9). Rendere le donne madri (per se stesso) è un vero e proprio atto di dominio per l'uomo consacrato a figlio e non fa che allontanare la possibilità di un incontro tra esseri di pari altezza, attenuando in ogni sesso il terrore per l'Ombra del reciproco, la quale si estroflette nelle proiezioni controllate e nei giochi di potere della coppia (10).
Il figlio si coagula, rapprendendosi e fissandosi come pargolo dormiente o morente, come Cristo crocifisso, il capo incoronato di spine sopra il ventre materno, attraverso secoli di immagini sacre. Egli accoglie il proprio fato e muore ogni anno cambiando nome e luogo di culto: di volta in volta è Tammuz, Baal, Attis, Adone, in una lista di fanciulli-fiore (11).
Max Ernst, 1926
quadro che Max Ernst dipinse nel 1926 si discosta nettamente: "La santa Vergine castiga Gesù Bambino davanti a tre testimoni " (uno dei quali rappresenta il pittore stesso) (12). Una muscolosa, severa e imponente Madonna incombe al centro dell'immagine come una cattedrale sulla città; Ernst ha fermato l'istante in cui la donna sta per colpire con forza il roseo fondoschiena di un Gesù-bambolotto del quale non si scorge il volto. Tre uomini spiano quel gesto di punizione con un'aria tra il voyeristico e il dubbioso: commentano, forse, tra loro, la tragica maestosità della scena. Qui la madre non è nè amorevole nè disperata. Lei è l'unica padrona della pelle del figlio.
Cosa penseranno veramente i tre testimoni?
Nel 1870 Leopold Von Sacher Masoch dà alle stampe "Venere in pelliccia"; se lo scrittore avesse potuto, cinquant'anni più tardi, partecipare ai commenti dei tre uomini davanti alla Vergine autoritaria, avrebbe avuto le idee chiare a proposito.
Nella vita come nella letteratura, l'ideale di Masoch è una glaciale e dispotica dominatrice: ella governa l'uomo che si fa figlio per renderla gigante. Lui la esige cattiva, la invoca, la crea e finisce per soccombere all'inevitabile; è lei a vincere e ritrovarsi libera, alla fine, mentre lui non fa che oscillare tra sadico dominio sulla donna e consacrazione ad essa (13). Sotto cieli saturnini, Wanda Von Dunayev, la "Venere del Nord " si gonfia di inconscietà, fino a spezzare il gioco e il giogo rendendosi libera e viva. Severin, il figlio-amante protagonista del romanzo, è un intellettuale riservato e schivo, un "dilettante della vita" che trascorre pigramente le sue noiose giornate in una stazione termale dei Carpazi (14). Prima ancora di incontrare Wanda, egli si crogiola pensando alla Venere di pietra che si erge tra le piante del giardino; una statua senza amore è quel che lo scrittore spera per sè, una donna che lo distrugga e per la quale struggersi, consumandosi nel corpo e nello spirito.
Severin-Masoch cerca la Donna e la vuole fissata in un sorriso di sasso privo di calore; egli aspira ad una Pandora-oggetto che si faccia soggetto di crudeltà senza mai poter decidere. Wanda è forte e molto passionale ma scivola subito nei giochi perversi
di Severin, forse perchè in fondo al suo animo (o perchè, in fondo, il suo Animus) teme il vero potere, quello dato dal collegamento con il destino e la voce autonoma del femminile.
Vedova, la "prima materia" dei teatri sessuali di Masoch vive sola e autonoma.
Con sicurezza, ella dichiara all' uomo il proprio ideale pagano: poter amare senza contratto, seguire le leggi della vita piena.
" Rinuncio al vostro rispetto ipocrita, preferisco essere felice." (15)
Severin insiste, non vuole viverle accanto, bensì sottomesso. Egli non è in grado di camminarle a fianco e invoca il tiranno; fa di Wanda un Titano, risvegliandone l'Ombra immensa.
"Le concedo tutti i diritti di un marito, di un adoratore, di un amico. E' contento?", chiede la giovane. Ma Severin insiste ancora: "Preferisco una donna senza virtù, senza fedeltà, senza pietà, perchè una simile donna, nella sua grandezza egocentrica, è pur essa un ideale (..) Faccia di me quello che vuole (...) un marito o uno schiavo." (16)
"Ma, via, si controlli", prega Wanda, "non è questa la strada per conquistarmi e tenermi." (17).
Martire devoto al Grande Femminino, Severin prende possesso della donna in qualità d'Animus, le monta la testa insinuando in lei il sogno nero del dominio:
"Non comprendo più me stessa (...) Lei ha corrotto la mia immaginazione, mi ha scaldato
il sangue, comincio a cullarmi in tutte le sue storie. L'entusiasmo con cui parla di una Pompadour, di una Caterina II, e di tante altre donne egoiste, frivole e crudeli, mi sconvolge, prende possesso della mia anima e mi spinge a volte a voler assomigliare a queste donne che, nonostante la loro perfidia, sono state servilmente adorate per tutto il tempo che hanno vissuto,
ed esercitano miracolosamente il loro potere al di là della morte. In conclusione, lei farà di me
una tiranna, una Pompadour a uso domestico." (18)
Una meretrice casalinga, una tiranna tutta per sè è il sogno che Severin agisce con Wanda, il cui animo fiero e ingenuo è sopraffatto e condannato ad un mortifero connubio con lo schiavo, il servo, lo gnomo mercuriale, bricconesco padrone travestito da figlio sottomesso (19). Risvegliata alla perversione, Wanda gode nel fuoco della propria cattiveria come una salamandra (20). Ormai completamente drogata dal sogno di dominio che lui le ha istillato, la terribile, idropica Regina (21) è sempre più assetata di schiavi e si pretende libera come prima:
"Ci si deve sentire simili agli dei nel veder tremare davanti a sè, in ginocchio, degli esseri
umani (...) Io sarò una dea. Di tanto in tanto, silenziosamente e nel più grande segreto, discenderò verso di te dal mio Olimpo." (22)
Wanda e Severin firmano un contratto e Masoch materalizzerà nel suo privato i dettami di quel documento con la baronessa Fanny von Pistor, contratto con il quale la donna acquisisce completo potere di vita e di morte sullo schiavo-amante.
Flagellato da mano di donna, Severin-Masoch è il figlio punito dalla Vergine, vera incarnazione del sacrificio; nella sua analisi dell'archetipo del femminile, la Harding riporta il caso della Villa dei Misteri pompeiana, nella quale si trovano affreschi rappresentanti rituali in onore della Grande Dea lunare: in questo caso, però, è una giovane iniziata ad essere fustigata da un'anziana donna.
E' la Vergine a pagare il conto per il suo legame inconsapevole con l'Ombra materna sposa del nano; la donna sacrifica al dominio la parte più pura ed autonoma di se stessa.
E' la Vergine a pagare il conto per il suo legame inconsapevole con l'Ombra materna sposa del nano; la donna sacrifica al dominio la parte più pura ed autonoma di se stessa.
Solitamente la frusta cadeva sulle spalle degli uomini devoti alla dea, aggiungendosi ad altri gesti rituali come circoncisione, castrazione simbolica e morte (23).
Il figlio-amante si autocastra nell'estasi per la Madre e il circolo vizioso continua a girare senza sosta in un testa-coda sempre uguale a se stesso. La donna identificata con l'Ombra materna sposa del figlio si fa contenitore e gabbia del fallo fecondante, quel "Logos spermatikos" (24) che potrebbe rigenerarla, "solificarla", illuminando il suo pensiero (25) una volta tagliata la testa alla sterilità della relazione uroborica (26). Non è dato un vero rapporto con il maschile interiore fino a quando quest'ultimo non sia riconosciuto come Tu-Altro da sè.
Il figlio-amante si autocastra nell'estasi per la Madre e il circolo vizioso continua a girare senza sosta in un testa-coda sempre uguale a se stesso. La donna identificata con l'Ombra materna sposa del figlio si fa contenitore e gabbia del fallo fecondante, quel "Logos spermatikos" (24) che potrebbe rigenerarla, "solificarla", illuminando il suo pensiero (25) una volta tagliata la testa alla sterilità della relazione uroborica (26). Non è dato un vero rapporto con il maschile interiore fino a quando quest'ultimo non sia riconosciuto come Tu-Altro da sè.
" Sono assolutamente sola, ma temo che il mio isolamento venga interrotto e di non poter più governare il mio universo. Mi terrorizza la tua comprensione, quella che ti consente di penetrare nel mio mondo, perchè allora sarei manifesta e dovrei dividere il mio regno con te." (27)
Nella casa incestuosa, nel mondo chiuso dell'amore senza coscienza, Sabina e Jeanne vivono senza l'Altro: il loro è soltanto un confuso proiettare se stesse nel diverso per contenere il suo potere nella trappola del cerchio uterino, rendendosi schiave e padrone. La donna-Titanic dovrà affondare per riemergere dall'inconscio nel suo aspetto più autentico e firmare un nuovo patto: la rinuncia al potere sul figlio è un sacrificio necessario perchè l'isolamento partenogenetico si traduca in viaggio alla ricerca dello sposo e in ritrovata verginità interiore, quell'essere "una-in-se-stessa" di cui scrive Esther Harding; il reale confronto con l'opposto porta al coraggio di condursi sulla strada del Sè (28).
L'illimitato potere della gigantessa si posa sul maschio così come il Titano Selene sopra il giovane Endimione, " colui che 'ritrova se stesso dentro' , circondato dalla sua amata, come avvolti in uno stesso manto". (29)
Nell'analisi del mito da parte di Rafael Lopez-Pedraza, il titanismo è visto come "l'archetipo dell'eccesso" rivolto all'esterno (30), ma la possibilità virginale e creativa di ritrovarsi dentro (anche se data dall'eccesso di chiusura in sè ) sperimentata dal bell' Endimione nel suo "dormire con Selene" (31) si discosta dall'aspetto più propriamente titanico che è esagerazione verso l'esterno. Alchemicamente, il "vir a foemina circumatus" è lo stesso principio maschile che dall'interno del cerchio si librerà e libererà per liberare la sua femmina al termine dell' "opus"; ritrovarsi dentro può voler dire allora capacità di comprendere i messaggi del Sè per realizzarli poi attraverso la voce rinnovata dell'Animus creativo.
(ricerca continua)
Nell'analisi del mito da parte di Rafael Lopez-Pedraza, il titanismo è visto come "l'archetipo dell'eccesso" rivolto all'esterno (30), ma la possibilità virginale e creativa di ritrovarsi dentro (anche se data dall'eccesso di chiusura in sè ) sperimentata dal bell' Endimione nel suo "dormire con Selene" (31) si discosta dall'aspetto più propriamente titanico che è esagerazione verso l'esterno. Alchemicamente, il "vir a foemina circumatus" è lo stesso principio maschile che dall'interno del cerchio si librerà e libererà per liberare la sua femmina al termine dell' "opus"; ritrovarsi dentro può voler dire allora capacità di comprendere i messaggi del Sè per realizzarli poi attraverso la voce rinnovata dell'Animus creativo.
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1- E. Neumann, La psicologia del femminile (pag.9 seg.)
2- E. Neumann, La psicologia del femminile. Sulla "prima materia" indivisa e increata, vedi: C.G.Jung, Psicologia e alchimia (pag. 348 seg.) Il "caos" è "una nonna di tutte le stelle, degli alberi e delle creature di carne" ( così scrive Paracelso in: "Philosophia ad Athenienses"); da qui procedono gli opposti, la Madre e il Padre.
3- E. Neumann, La psicologia del femminile (pag.12)
4- E. Jung, Animus e Anima (pag. 36 seg.)
5- J. Hillman, Saggi sul Puer (pag.152 La gran madre, suo figlio, il suo eroe e il Puer )
6- A. Nin, Diari, vol. I (cit. dalle pag. 65 e 69 e 71)
7- C.G.Jung, Mysterium coniunctionis (pag.69)
8- A. Nin, Diari, vol. I (pag.129)
9- Sull'unione mortifera e violenta tra Logos di potere e lato oscuro di Eros, vedi: B.A. Te Paske, Il rito dello stupro- il sacrificio delle donne nella violenza sessuale. Soprattutto vedi da pag.91: Il background archetipico dello stupro; La danza macabra è un'immagine per la commistione del Logos di potere con Eros in fase di "nigredo".
10- E. Harding, I misteri della donna (pag 45)
11- E. Harding, I misteri della donna; T.G. Gallino, La ferita e il re; Per un paragone tra Puer come figlio di madre e come fanciullo in relazione al Senex, vedi: J.Hillman, Saggi sul Puer. Soprattutto il saggio del 1973 La gran madre, suo figlio, il suo eroe e il Puer. Vedi anche nota 1 pag.159 e 160 per un confronto con il pensiero di C.G.Jung a proposito; C. Paglia, Sexual personae. La Paglia riporta Neumann ( Storia delle origini della coscienza pag. 46-53) e scrive: "La mascolinità non è che un'ombra che la natura proietta nel suo eterno vorticare. Gli dei giovanetti sono "consorti fallici della Grande Madre, fuchi al servizio dell'ape regina, soppressi non appena abbiano assolto il loro compito di fecondazione". La madre amorosa soffoca ciò che abbraccia. Gli dei morituri sono "fiori delicati, simboleggiati nel mito da anemoni, narcisi, giacinti o viole. (...) I giovinetti che personificano la primavera, appartengono alla Grande Madre. Sono i suoi schiavi, una sua proprietà, perchè sono i figli che lei ha messo al mondo. Di conseguenza i sacerdoti e i ministri prescelti dalla Grande Madre sono degli eunuchi.Che si ami, si muoia o si venga evirati per lei, non fa differenza"(...) La maternità è la cappa dell'esistenza." (pag.70 e 71)
12- G. Gatt, Ernst (pag.6) Il dipinto si trova al Ludwig Museum di Colonia.
13- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia. Wanda, la terribile protagonista, è sempre e comunque libera e sola: già vedova, abbandona Severin per un nuovo amore ( un bell'ufficiale greco dall'animo fiero e autoritario, un uomo degno di lei ) ma anche quest'ultimo è destinato a soccombere ( muore in duello due anni dopo ! ).
14- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag.5)
15- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag.20)
16- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag. 27 e 29)
17- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag.28)
18- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag.31)
19- C.G.Jung, Mysterium coniunctionis (pag. 414) Vedi anche Psicologia e alchimia (pag. 22, 52, 178 e 518); A proposito di Gnomi come immagine dell'inconscio creativo, vedi: Teatro della notte- sogni e visioni: laboratorio dell'artista, a cura di C.Risè. Si tratta di brani raccolti dall'opera di R.L. Stevenson.
20- C.G Jung, Mysterium coniunctionis (pag. 139, nota 264 e pag. 442 ); In P.Pizzari, una traduzione di Paracelso, Liber de nymphis: le salamandre sono "esseri elementali" custodi dei tesori delle regioni ignee ( pag.113). Il loro elemento è il fuoco, la loro "Terra" è la terra, il loro "Cielo" è l'aria. Possono presagire la rovina di un regno con mostruose scintille (pag.123 e 135); Il giovane pittore tedesco che ritrae Wanda con pelliccia e frustino in toni "ardenti" e "diabolici" dice di lei: "questa donna abita nel cuore di una montagna, perchè appartiene all'inferno"- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag.73)
21- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag. 85)
22- C.G. Jung, L'Io e l'inconscio (pag.43 seg. Le conseguenze dell'assimilazione dell'inconscio) Sull' idropisia come inflazione dell'Io, vedi anche in: Mysterium coniunctionis (pag. 279 seg. La trasformazione del re ) Jung riporta la Allegoria Merlini tratta da Artis Auriferae, vol. I
23- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag. 41 e 42)
24- E.Harding, I misteri della donna (pag. 141)
25- E. Jung, Animus e Anima (pag. 19 Introduzione di M.L. Colonna)
26- C.G. Jung, Mysterium coniunctionis (pag. 512 ) La decapitazione è "distacco dell'intelligenza dalla passio magna et dolor", è una "liberazione dell'anima".
27- A.Nin, La casa dell'incesto (pag.54 e 55)
28 - E. Harding, I misteri della donna (pag. 109 e 111 e 130) Essere una-in-se-stessa significa sentirsi autonomamente virginali, nella castità o nell'istinto sessuale vissuto seguendo il movimento del proprio significato; le dee lunari sono vergini in tal senso e non dipendono dal consorte. Altre dee, invece sono controparti del dio con il quale formano l'unità e la coppia. "La Dea Lunare appartiene ad un sistema matriarcale, non patriarcale. Non è collegata ad alcun dio come moglie o 'controparte'. E' la padrona di se stessa, una-in-se-stessa".
29- R.L. Pedraza, Follia della Luna amore titanico: un incontro fra patologia e poesia (pag.33 in: J.Stroud e G.Thomas, L'Intatta- archetipi e psicologia della verginità femminile)
30- R.L. Pedraza, Follia della Luna (pag. 40)
31- R.L. Pedraza, Follia della Luna (pag.36)
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