domenica 11 novembre 2012

Lauretta Guidetto 


Incontri con l’autore : Riccardo Mondo


Recensione del testo:   


 Nei luoghi del fare anima 
      Dimensione immaginale del processo terapeutico





Questa pagina è dedicata all’incontro che ho avuto con un testo:  “Nei luoghi del fare anima” –Dimensione immaginale del processo terapeutico” di Riccardo Mondo.
Parto da una breve premessa, che trovo necessaria, per meglio comprendere ciò che ho trovato  in queste pagine e quanto mi hanno evocato.  
La pittura, ma ancora di più l’arte in tutte le sue connotazioni, sono la mia matrice originaria, la mia bisnonna dipingeva, così pure mio nonno; sento ancora l’odore acre dei suoi colori ad olio nella stanza dei quadri.  
Questo ricordo, è il mio ricordo di bambina e di questa impronta familiare.
Come in altre pagine di questo blog ho detto, la mia formazione artistica si è incontrata con quella psicologica e l’una alimenta l’altra da sempre, a volte con fatica e a volte meno, si arricchiscono e si supportano reciprocamente.
 Tutto il mio percorso formativo e professionale, si è sviluppato secondo questo intreccio, percorsi nell’arte e attraverso l’arte sono in qualche modo sempre andati ad animare la mia esperienza di psicologa, supportati ancor più dal pensiero di Hillman quando dice: 

la bellezza è in se stessa una cura per il malessere della psiche. La nostalgia di bellezza che alberga nel cuore umano deve ricevere riconoscimento dalla disciplina che considera il cuore umano il suo campo di studio. La psicologia deve ritrovare la strada verso la bellezza, per non morire” (J.Hillman, 1997, p. 59)

Questa premessa  per dire, come questo testo sia andato a  toccare entrambe queste corde e abbia risvegliato, sfogliandone le sue pagine quell’odore di pitture, e quei colori che ho iniziato ad incontrare nella mia infanzia.   
La mia attenzione in primis è stata catturata dal titolo, “Nei luoghi del fare anima”, sarà che troppo spesso in questo periodo mi trovo in luoghi dove non si può pensare al fare “anima”, bensì a risultati solo traducibili in numeri, numeri di pazienti in un giorno,  in un mese, denaro risparmiato e così via; ma anche a stanze che non ci sono e che certo non puoi occuparti di renderle più gradevoli e accoglienti a quella sofferenza che viene portata, e tanto meriterebbe di essere accompagnata da una cura anche del luogo.
  Stiamo attraversando una profonda crisi economica e anche questo comporta il dover accettare dei compromessi, li accetto e li vedo , ma ne patisco e talvolta, mi sembra di smarrire anche il senso di ciò che svolgo quotidianamente.
Dal primo interesse del titolo, si passa alla dedica iniziale, “a tutti coloro che hanno provato, tramite la cura analitica, a dare un nuovo orientamento alla propria vita”, ed io qui mi ritrovo pienamente e in prima persona.  
Con il procedere delle pagine poi,  si entra in un microcosmo fatto di luoghi, persone , tempi, stati d’animo e  nello svelarsi del fare terapeutico quotidiano, delle sue infinite sfumature cromatiche e dove non tutto si risolve sempre e magicamente.
  Il viaggio inizia in una stanza, la stanza della terapia:  “provvista di un’ampia e luminosa finestra” , in un  “tempo” connotato da  una giornata di settembre e di pioggia, “ ..in autunno, un’argentea luminescenza sfiora delicatamente i contorni delle cose, rende la visone incerta. In quest’atmosfera crepuscolare, il vetro della finestra delimita il confine tra questa stanza e il mondo esterno” (R.Mondo, 2012, p. 23)
 Durante tutto il viaggio si è accompagnati sempre dal pensiero e dalle riflessioni dell’autore,  che incontri e ti rimane vicino per tutta la durata del  tragitto.
Questo testo è riuscito ad alimentare la mia curiosità clinica, il senso artistico e poetico, sono 140 pagine che si rivolgono all’altro con una  “attenzione estetica” che percorre tutto il testo, andando a sostenere, anche attraverso questo tipo di “cura” gli aspetti meno piacevoli dell’esistenza; quindi un’estetica vista non come elusione del brutto, ma come controparte e bilanciamento dell’esistere e del fare terapia.
Mentre leggevo le scene presentate nei diversi capitoli, visualizzavo come tanti “ritratti dipinti” delle persone che andavano a comporre i diversi quadri.  Le figure delineate, a volte tratteggiate con pennellate sicure, mi hanno fatto intravedere il personaggio nei suoi tratti fondamentali, altre volte la figura mi è apparsa più sfumata quasi un lasciar intravedere e suggerire un modo d’essere.
 Alcune figure mi sono apparse, come rappresentate con diversi materiali pittorici, dal ragazzo tratteggiato con il carboncino, non tanto per la sua mancanza di colore, quanto per facilità con la quale le sue esperienze parevano volare via e dissolversi con un soffio; alla donna dipinta con le tonalità forti del dolore e pastose dell’intreccio familiare non ancora risolto.
Quando il colore emerge con grande forza cromatica, ne puoi sentire lo spessore e l’intensità in quell’amalgama di colori primari e secondari, a volte presi puri dalla tavolozza e in altri punti mescolati insieme,   “il colore dona spessore all’esperienza. Nel linguaggio arcaico si diceva che esso conferisce all’oggetto un carattere mana; la psicologia analitica dice che rende numinosa l’immagine; (…) “ ( C. Widmann, 2006, p.17)
Man mano che  incontravo i personaggi, mi veniva in mente la curiosità provata mentre leggevo un libro di Alessandro Baricco,  Mr Gwyn .
Uno dei personaggi principali, Mr Gwyn  è uno scrittore che decide di smettere di fare ciò che aveva fino ad allora fatto, ossia scrivere romanzi, ed  Inizia un nuovo percorso che parte proprio dall’osservare dei ritratti in una galleria d’arte.
 Decide a questo punto, di iniziare a eseguire ritratti capaci di scavare nell’animo umano, proprio come un pittore si pone dinanzi al modello e cerca di ritrarlo nella tela, in un magico silenzio, fatto di contemplazione e di studio.  
Naturalmente non so dipingere, e in effetti quello che ho in mente è scrivere dei ritratti” dice ad un certo punto il personaggio. Mr Gwyn dopo una lunga osservazione, consegna ai committenti il suo ritratto dalle quattro  alle nove pagine , rilegate con cura.
Scrivere ritratti” ?, sono rimasta con questa domanda aperta e incuriosita, cercando di immaginarmi cosa volesse dire scrivere un ritratto.
Così con questa domanda in mente, pensavo alle lezioni in aula di figura, con la modella che posava, devi spogliare quel qualcuno, entrargli dentro, coglierne lo sguardo, fermare il tempo, ma anche riportarlo a casa, nella  sua postura ed espressione.   Tutto questo riesco ad immaginarlo bene  nel linguaggio pittorico, di meno con la scrittura, per quanto il libro era riuscito ad evocarmi.
Poi i mesi son trascorsi da quella lettura e quella curiosità era dimenticata, ecco che quest’altra mi ha fatto riaffiorare quella curiosità rimasta in sospeso, immaginando di trovare proprio tra le pagine di adesso quei ritratti:

E’ il nostro primo incontro e Angela piange. Silenziosamente le lacrime solcano le sue guance. In questo volto serio, composto, l’umido che appare è una presenza estranea, continuamente rimossa, ripetutamente asciugata con un gesto veloce. (…) Quest’umido che sgorga dai suoi occhi è un controcanto dissonante, poiché Angela intercala sorrisi, mentre sottolinea con commenti mordaci le sue narrazioni. ” (R.Mondo, 2012, p.85)

Ecco questo mi è sembrato “un modo” per scrivere un  ritratto.

E per ultimo direi ancora, arrivata alla fine del libro, quello che ho respirato nel complesso è un senso di apertura, di aria fresca,  che la vita può anche intervenire a  mescolare e rimescolare le carte proprio là dove tutto sembrava ormai delineato, lasciando intravedere o immaginare una "possibilità".

 E così termino con una poesia di Emily Dickinson:

Io abito la Possibilità-
Una casa più bella della prosa-
più ricca di finestre-
superbe-le sue porte-
E’ fatta di stanze simili a cedri-
che lo sguardo non possiede-
Come tetto infinito
ha la volta del cielo-
La visitano ospiti squisiti-
La mia sola occupazione-
spalancare le mani sottili
per accogliervi il Paradiso.

Bibliografia:

-     Baricco A., (2011) MrGwyn. Milano, ed Feltrinelli
-     Hillman J., (1997), The Souls’s Code In Search of Character and Calling. trad.it. : Il Codice dell’anima, 1997. Milano: Adelphi Edizioni
-     Mondo R., (2012), Nei luoghi del fare anima. Dimensione immaginale del processo terapeutico. Roma, ed Ma.Gi srl
-     Widmann C., (2006) Il simbolismo dei colori. Roma, ed Ma.Gi srl


giovedì 8 novembre 2012

CORSO BASE - LA SIMBOLOGIA DEGLI ARCANI - VALERIA BIANCHI MIAN
LA PRIMA LEZIONE SI TERRA' QUESTO VENERDI', 9 NOVEMBRE. VERRA' QUINDI AGGIUNTA UNA DATA A GENNAIO.

Di seguito, la locandina...
Imparare a leggere il ciclo degli Arcani
“La visione simbolica delle carte (Arcani Maggiori e Minori) e il benessere quotidiano”

CORSO BASE
Condotto da Valeria Bianchi Mian
Psicologa clinica, psicoterapeuta, psicodrammatista di matrice junghiana (COIRAG/APRAGIP 2002)
appassionata ricercatrice di simbologia e immagini archetipiche



Uroboro – Parigi. Bibliothèque Nationale,
manoscritto greco 2327, f. 297

Sei incontri teorici ed esperienziali della durata di due ore e mezza l’uno.
Il corso offre una formazione teorica di base sulla simbologia delle carte (Arcani Maggiori e Minori)  e sui diversi metodi di lettura esistenti (sia divinatori, che meditativi, che di tipo più psicologico). Attraverso tecniche di tipo meditativo e attivo, il corso permette di conoscere le immagini che animano le carte dei tarocchi in modo più profondo di qualsiasi altro metodo basato sulla sola visione, e invita a trovare uno stile personale e ricco di fiducia nell’approccio alla relazione con le immagini. L’obiettivo del corso è anche l’apertura di nuove possibilità di equilibrio e benessere quotidiano attraverso il percorso simbolico offerto dai 22 Arcani Maggiori e dai gradi dei 4 Semi.  

DATE E ARGOMENTI DELLE LEZIONI
Il corso si svolgerà ogni Venerdì dalle 20.30 alle 23.00, a partire dal 26 Ottobre, fino al 14 Dicembre 2012 (esclusi 2 Novembre e 7 Dicembre)

1/26 Ottobre
Apertura dei lavori; l’approccio ai tarocchi come specchi dell’Anima universale e delle anime dei consultanti; storia ed evoluzione delle carte in Europa e in Italia; i tarocchi come “ludus puerorum”; la visione esoterica; l’avvento della psicoanalisi e una nuova concezione dell’immaginario simbolico; l’inflazione dei segni: le immagini dei tarocchi nel mondo di oggi; la rinascita del simbolo: una panoramica evolutiva del ciclo delle carte.
2/9 Novembre
Carta per carta: Il Bagatto, La Papessa, L’Imperatrice, L’Imperatore, Il Papa; figure della “Persona” e riflessi della profondità psichica; il femminile e il maschile in equilibrio; il benessere come relazione tra gli opposti. L'Innamorato: verso il nuovo.
3/16 Novembre
Il Carro, La Giustizia, l’Eremita, la Ruota, la Forza, l’Appeso, La Morte: figure della trasformazione; la discesa agli inferi per trovare se stessi: artisti, alchimisti e ricercatori del Sé.
4/23 Novembre
La Temperanza, Il Diavolo, La Torre, Le Stelle, La Luna, Il Sole, Il Giudizio: figure sovra personali; il Sé e la totalità psichica nelle religioni del mondo; corpo, anima e spirito in armonia.
5/30 Novembre
Il Matto e Il Mondo: il ritorno alla vita del simbolo perduto; approccio agli Arcani Minori; lettura congiunta di Arcani Maggiori e Minori.
6/14 Dicembre
“Capisco o sento?”; leggere, intuire, comprendere: cosa vuol dire “divinare”?; utilizzi pratici e quotidiani delle carte; nuove letture, ovvero il campo del possibile; riflessioni di gruppo su quanto appreso fino a qui; chiusura dei lavori.

CHI CONDUCE?
La Dott.ssa Valeria Bianchi Mian è psicologa clinica e psicoterapeuta individuale e di gruppo, specializzata in psicodramma analitico individuativo alla COIRAG di Torino. Collabora con il CPP di Via Massena 77bis a Torino (www.psicologiatorino.it). La sua predilezione per la ricerca sull’immaginario simbolico parte dalla passione per gli studi di Carl Gustav Jung sull’alchimia e sulle religioni del mondo, e non ha approdi. Alcune tappe del suo periplo sono visibili all’indirizzo le-hermae@blogspot.com (su Google: “Le Hermae”), sito nel quale troverete diversi articoli scientifici sull’argomento specifico “Arcani Maggiori e Minori” e maggiori informazioni relative ai laboratori sul tema dei simboli archetipici condotti dalla Dott.ssa Bianchi Mian. Potete contattarla direttamente all’indirizzo mail: bianchivaleria@katamail.com

DOVE SI SVOLGE?
Il corso base si svolge presso il centro yoga “yoga-mi-yoga” di Via Bava 17, 10124, Torino - http://www.yogamiyoga.it/ 

QUANTO COSTA?
Il corso base, composto di sei lezioni, costa 120 Euro. Non è possibile pagare una singola lezione. E’ però possibile iscriversi in ritardo fino alla seconda lezione, e recuperare partecipando gratuitamente alla prima lezione del corso di approfondimento a gennaio 2013; in caso di assenza ad una o più lezioni successive alla prima, non sarà possibile un recupero della lezione persa (ma sarà possibile seguire i nuovi argomenti attraverso le dispense o gli appunti dei compagni di corso).

sabato 3 novembre 2012


Sabato 24 Novembre 2012
Dalle ore 14.30 alle ore 17.30
Presso la sede di Art Therapy Italiana
Via Sant’ Antonio da Padova 10  - Torino


 L’Arte Terapia incontra lo Psicodramma - Laboratorio ludico/creativo

  "La Scatola delle Meraviglie”



Una piccola scatola, oppure una grande. Una scatola di cartone, una scatola di  latta sono mondi  pieni di sogni e di ricordi, contenitori di immagini dimenticate, personaggi che ci raccontano una storia, una fiaba inventata da noi stessi, una filastrocca da portare a casa per poter realizzare i desideri desiderati, i sogni sognati.
Dentro le scatole si possono  nascondere mondi archiviati in qualche armadio, in soffitte dimenticate… Per i bambini una scatola può diventare casa, nave, aereo... In questa giornata inizieremo a lavorare insieme andando a cercare tra i  ricordi e i desideri il nostro bagaglio di “arnesi”… per creare la nostra fiaba in scatola.


Laboratorio ideato e condotto da:

Valeria Bianchi Mian    e    Lauretta Guidetto 



Per informazioni e iscrizioni contattare:
laura.guidetto@gmail.com
bianchivaleria@katamail.com  





mercoledì 31 ottobre 2012

LABORATORIANDO IN DUE (Lauretta Guidetto ed io)

Le Hermae
Cosa è un'erma, se non anima al crocicchio,
scelta impossibile tra vita e morte, oggi presente, e se domani?
Pietra albero maestro, meta miliare sulla via del pellegrino,
sasso nella tasca del viandante, in mezzo allo stagno gettato dal folle,
masso immemore, eppure pieno di ricordi,
anima incastonata, voce tattile del passato.
(Valeria Bianchi Mian)

Cosa stanno preparando le Hermae in questa giornata di pioggia novembrina?
Stiamo lavorando molto, Lauretta ed io, sempre impegnate, trafelate a volte. Le immagini sono con noi, ci accompagnano quotidianamente, poiché non dimentichiamo il nostro sito con i progetti creativi. 
Abbiamo esposto alcuni nostri lavori a Locarno, alla Rivellino Art Gallery, per il Red Book Art Project coordinato da Wilma Scategni in collaborazione con Art Therapy Italiana e con altre colleghe e colleghi psicodrammatisti e arte terapeuti (di questo vi parlerà, tempo/spazio permettendo, più approfonditamente Lauretta; è lei, infatti, che si è recata lassù... e ad Ascona/Eranos). Abbiamo preparato la locandina per il prossimo laboratorio "Le Scatole delle Meraviglie", che si terrà il 24 Novembre nella sede di Art Therapy Italiana (a breve metteremo la locandina on line). Valeria nel frattempo continua a lavorare alle sue scatole magiche, fiabe in scatola, che prossimamente comincerà ad esporre (magari proprio partendo dal Red Book Art Project...) 
E... (continua)

Accompagna questo post una meraviglia di pietra, per gentile concessione degli amici Daniele Aletti e Daniela M. Guggisberg (le Pietre delle Meraviglie, direi...) - a breve il link delle loro opere.

scultura di Daniele Aletti e Daniela M. Guggisberg
Daniele non mi ha dato il titolo dell'opera, ma io direi, proiettando... "in due guardando avanti..."

"e indietro..."

venerdì 28 settembre 2012

           Le Hermae le-hermae.blogspot.com



Sabato 13 Ottobre 2012
Dalle ore 14.30 alle ore 17.30
Presso la sede di Art Therapy Italiana
Via Sant’Antonio da Padova 10 - Torino

L’Arte Terapia incontra lo Psicodramma
Laboratorio esperienziale

“ La Scatola delle Meraviglie”


un itinerario attraverso i simboli nascosti nel vivere quotidiano,
svelando immagini dimenticate, rivelando strade non pensate;
un breve viaggio sulla nave del desiderio, un periplo di sogni da realizzare




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Laboratorio ideato e condotto da:



Valeria Bianchi Mian – psicologa clinica, psicoterapeuta individuale e di gruppo,  psicodrammatista di matrice junghiana (psicodramma analitico individuativo,(COIRAG/APRAGIP 2002)

Lauretta Guidetto – psicologa clinica, psicoterapeuta in terapie espressive (presso Art Therapy Italiana)




IL VIAGGIO ATTRAVERSO LE IMMAGINI INTERIORI E’ UN PERCORSO INDIVIDUALE, MA QUANDO IL GRUPPO SI ATTIVA NELLO SPAZIO DEI LABORATORI CHE SPOSANO LO PSICODRAMMA ALL’ARTE TERAPIA NE NASCE UNA NUOVA ALCHIMIA.

UN PERCORSO ALLA SCOPERTA DELLE NOSTRE RADICI E DELLE PROSPETTIVE CHE GLI ARCHETIPI UNIVERSALI RAPPRESENTANO.


Costo del laboratorio: 20.00 Euro / 10.00 Euro per gli studenti di Art Therapy Italiana –

Per informazioni e iscrizioni contattare: 

 Lauretta Guidetto : laura.guidetto@gmail.com 
 Valeria Bianchi Mian: bianchivaleria@katamail.com  
telefono di riferimento:  333.2544620




giovedì 20 settembre 2012

Valeria Bianchi Mian e Lauretta Guidetto

Paris, Belleville - Non bisogna fidarsi delle parole, Ben '93


Psicodramma e Arte terapia in arcane (e nuove) storie 

Finite le vacanze, ritorna settembre, si risveglia l'autunno.
Riaprono i battenti nei laboratori delle Hermae. 
Le immagini archetipiche nell'arte e nella letteratura, i tarocchi, le religioni del mondo, l'opera alchemica, i sogni notturni... le narrazioni diurne, i colori, gli sguardi...
Le parole dolcemente lasciano spazio ai sensi...
I sensi diventano coscienti della dimensione immaginale...
Si torna a creare in gruppo...


domenica 16 settembre 2012

Lauretta Guidetto


Sul nostro "tempo liquido"




E' sempre difficile proporsi e proporre delle riflessioni sul momento storico che si vive, proprio perché troppo immersi in esso, coinvolti, si manca di quello sguardo critico che consente di operare una riflessione più distaccata e per questo più obbiettiva. 
Ma i pensieri  e i testi  di Z. Baumann 1, hanno fotografato un clima che sento e respiro ormai da diverso tempo e nel quale vedo immerse in modo trasversale, situazioni, emozioni, stili di vita, realtà lavorative e relazionali. 

Riporto di seguito alcune citazione che maggiormente mi hanno colpita: 

"Oggigiorno i centri commerciali tendono a essere progettati pensando a desideri facili, a nascere rapidi e a estinguersi, non all'onerosa e protratta creazione e coltivazione dei desideri. L'unico desiderio che una visita al centro commerciale deve instillare (e instilla) è quello del reiterare all'infinito l'eccitante momento del "lasciarsi andare", del dare briglia sciolta alle proprie voglie senza un copione prestabilito. La brevità dello loro aspettativa di vita è il pregio maggiore delle voglie, ciò che le rende preferibili ai desideri. Togliersi una voglia, diversamente dall'esaudire un desiderio, è soltanto un atto estemporaneo, che si spera non lasci conseguenze durevoli che potrebbero ostacolare ulteriori momenti di estasi gioiosa" (op.cit. p. 18)

Il desiderio va curato e coltivato, implica una cura prolungata, una difficile negoziazione senza soluzioni scontate,   qualche scelta difficile e alcuni compromessi dolorosi, ma soprattutto- comporta procrastinare il suo soddisfacimento, "il sacrificio senza dubbio più aborrito nel nostro mondo fatto di velocità e accelerazione"

E più avanti prosegue con il dire: 
" Se ritenute scadenti o non di piena soddisfazione, le merci possono essere sostituite con altri prodotti che si spera più soddisfacenti, anche se non viene offerto alcun servizio post-vendita e nella transazione non è inclusa alcuna garanzia del tipo soddisfatti o rimborsati. Ma anche se mantengono le promesse, nessuno si aspetta  da esse che durino a lungo; dopo tutto, automobili, computer o telefoni cellulari in perfetto stato e ancora funzionanti vengono gettati via senza troppo rammarico nel momento stesso in cui le loro versioni nuove e aggiornate, giungono nei negozi e diventano l'ultimo grido. Perchè mai le relazioni dovrebbero fare eccezione alla regola?"

"un'identità fluida, fragilità e intrinseca transitorietà (la famosa "flessibilità") caratterizza tutti i tipi di legame sociale che fino a poche decine di anni fa si coagulavano in una durata, affidabile cornice entro la quale era possibile tessere con sicurezza una rete di interazioni umane. Tali tratti caratterizzano in particolare e forse e forse in modo più rilevante i rapporti di tipo lavorativo e professionale. In un'epoca in cui le proprie specificità finiscono fuori mercato in meno tempo di quanto ne sia occorso per acquisirle e padroneggiarle, in cui le credenziali scolastiche perdono di anno in anno valore rispetto al costo acquisito o addirittura si trasformano in una "equità negativa" ben prima dello loro data di scadenza che si presumeva "illimitata", in cui i luoghi di lavoro scompaiono con poco o punto preavviso e il corso della vita è suddiviso in una serie di progetti una tantum sempre più a breve termine, le prospettive di vita appaiono sempre più simili alle accidentali convoluzioni di razzi intelligenti alla ricerca di elusivi, effimeri e mai statici bersagli, anzichè alla predesignata, predeterminata, prevedibile traiettoria di un missile balistico"  (p.126 -127) 


Ognuno di noi può ritrovarsi o meno in questa lettura, ma  questo libro lo consiglio caldamente.


1. Zygmunt Bauman è uno dei più noti e influenti pensatori del mondo. Professore emerito di Sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia.


Bibliografia

- Bauman Zygmunt (2003) Liquid Love. On the Frailty of Human Bonds. Polity press, Cambridge. trad it: Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi. 2012 , Bari, Laterza.













mercoledì 22 agosto 2012


Lauretta Guidetto




acrilico su tela di L. Guidetto


Narrazione Sogno e Simbolo

La facoltà di immaginare conferisce al pensiero umano una flessibilità e una grande duttilità, ma, nello stesso tempo, priva l’uomo della semplice capacità di restare appagato dalle proprie abitudini e dalla routine quotidiana.
Così l’uomo è spinto ad immaginare mondi possibili, sia nell’arte che nella scienza, in quanto ristruttura non solo i ricordi, ma talvolta il mondo stesso, per adattarlo ai suoi desideri” [1]
La vita immaginativa non è solo una fuga dalla realtà, alleata della ragione e della memoria, diventa il centro creativo di tutti i tentativi di  ricostruire il mondo, sia nelle arti che nelle scienze.
L’adattività psicologica dell’arte, inclusa l’arte narrativa, ha dunque la funzione di mantenere la vita interna a contatto con il mondo esterno e di esplorare la distanza che esiste tra di loro. Il lavoro immaginativo può essere il preludio della ristrutturazione della realtà.” (ib., p.259)
Per J. Montangero le storie che si raccontano durante la notte prendono come materiale di base l’esperienza vissuta. “Il sogno è dunque un modo di recuperare il vissuto, trasferirlo, tenerlo, conservarlo. [2]
Nel sogno è possibile trovare i tre caratteri della narrazione; sono rappresentati avvenimenti, vi è una sequenzialità ovvero non c’è solamente un’immagine, ma tutta una sequenza di eventi, infine nel corso della rappresentazione sovente capita un fatto inatteso. (ibidem)l
Nell’evoluzione del pensiero psicoanalitico Freudiano, L’Interpretazione dei sogni, (1899) occupa una posizione centrale e strategica.
“ il sogno resta per Freud la guida di elezione. Banale e misterioso al tempo stesso, bizzarro ma suscettibile di una spiegazione razionale, il sogno tocca praticamente ogni provincia del funzionamento mentale.”  (P. Guy, 1988, p.107)
Nell’Interpretazione dei sogni, Freud  mostra come presso i popoli primitivi, il sogno era in piena armonia con la loro concezione del mondo, erano soliti proiettare all’esterno, come realtà, ciò che aveva realtà soltanto all’interno della loro vita psichica. 
Da sempre l’uomo ha trattato il fenomeno onirico con una sorta di riverente rispetto; anticamente il sogno era considerato la diretta manifestazione della volontà degli dei o dei demoni e pertanto gli veniva attribuito un potere divinatorio e salvifico, era interpretato come un tramite che connetteva con una realtà ultraterrena. (Freud, 1899, pg.24)                  
Nell’ingenua opinione di chi si sveglia, il sogno, se pure non proviene da un altro mondo, ci rapisce tuttavia, mentre dormiamo, in un altro mondo”  (ibid. p. 28)
E. Jones, nel suo scritto Psicoanalisi dell’incubo, (1971), riteneva  che i sogni avessero da sempre esercitato una profonda influenza sulla formazione dei pensieri allo stato di veglia, questo avveniva ancora di più nel passato, quando l’importanza attribuita ai sogni era ancora maggiore. Spesso la vividezza di un sogno poteva ingannare chiunque, inducendo a confonderlo con fatti reali. Questo fenomeno era particolarmente frequente in tutte le esperienze in cui erano coinvolti intensi eventi emotivi, non solo nei sogni ma anche nelle trances da estasi e nelle visioni. Tale fenomeno ha avuto un’influenza maggiore in menti meno istruite, come quelle di bambini e dei primitivi. (op.cit. pg.57)
Per C. G. Jung “Il sogno è la piccola porta occulta che conduce alla parte più nascosta e intima dell’anima, aperta sulla notte cosmica originaria che era già anima molto tempo prima che esistesse una coscienza dell’Io, e che sopravviverà come anima a tutti i prodotti della coscienza dell’Io (…) La coscienza divide: ma con il sogno noi penetriamo nell’uomo più profondo, universale, vero ed eterno, ancora immerso in quell’oscurità della notte primitiva in cui egli era tutto e tutto era in lui, nella natura priva di ogni differenziazione e di ogni essere Io”. (Jung, 1933, p.41)
    Dai tempi in cui l’umanità ha nozione di sé, i sogni sono considerati messaggeri della metà notturna della vita, sono contenitori dell’accadimento intrapsichico, in cui passato, presente, futuro possono prendere forma con una grande ricchezza di immagini e significati. 
Il regno dei sogni è  anche il luogo psichico in cui incontriamo più frequentemente motivi archetipici.
Nel sogno è rintracciabile una continuità rivolta all’indietro ed una in avanti; la prima si riferisce ad una esperienza del giorno o dei giorni precedenti, la seconda ha la proprietà di influenzare i pensieri, gli stati d’animo dei giorni futuri. 
Jung era in accordo con la teoria freudiana sulla presenza di una contenuto latente diverso da quello manifesto, ma aggiunse però una funzione finalistica nel sogno, domandandosi: “a cosa serve questo sogno?”, “quale effetto vuole ottenere?” [4]
Per Jung c’è un senso finalistico anche nel simbolismo, ogni immagine onirica ha un preciso significato in relazione alle diverse immagini di cui è composto il sogno, collegato al momento attuale della vita psichica del sognatore.
Il sogno ci trasmette quindi in linguaggio metaforico, ossia in un’ evidente rappresentazione sensoriale, pensieri, giudizi, concezioni, direttive, tendenze, che a causa della rimozione o per semplice ignoranza erano inconsci” . (ib., p.266)
Il sogno è un autorappresentazione spontanea della situazione attuale dell’inconscio, ha contenuti inconsci che non possono essere interpretati concretisticamente, prendendo alla lettera il linguaggio onirico. Secondo Jung, niente è rappresentato in noi in modo oggettivo, ma secondo le nostre proiezioni sull’oggetto, si creano delle Imago, ossia le persone vengono percepite principalmente attraverso le nostre proiezioni su di esse.
Dunque nel sogno che è rappresentazione dell’inconscio, sono presenti anche queste “Imagines”, che provengono dalla totalità del nostro essere.
Il sogno è quindi altamente soggettivo ed ha un rapporto soltanto esteriore con gli oggetti in esso presenti, in questo senso Jung parla di significato del sogno in termini di “Interpretazione a livello del Soggetto” (C.G.Jung, 1976)
Con questa definizione egli specifica come parti della personalità del sognatore vengano proiettate sulle rappresentazioni oniriche che assumono nel contenuto manifesto le caratteristiche del sognatore.
Attraverso il metodo analitico, sarà fondamentale l’apporto del sognatore stesso alla comprensione di queste sue proiezioni, con la collaborazione del terapeuta.
“Tutta la creazione onirica è sostanzialmente soggettiva, e il sogno è un teatro in cui chi sogna è scena, attore, suggeritore, regista, autore, pubblico e critico insieme”. (ib.,p.3)
Per Jung il sogno è una formazione onirica filogeneticamente antica, in quanto ricca di motivi mitologici presenti già agli albori dell’umanità, ritrovabili nelle generazioni successive di qualsiasi epoca e di qualsiasi cultura.
Egli postula un inconscio “collettivo”, oltre quello “personale”, in cui si trovano questi motivi mitologici, “immagini umane universali”, che egli definisce con il termine di “Archetipi”.
Con il termine Archetipo intende: “ forme specifiche e nessi figurativi rintracciabili in forma analoga in tutti i tempi e in tutti i paesi, ma anche nella fantasia, nelle visioni, nelle idee illusorie e nei sogni individuali”.[5]
L’archetipo [6] è attivo anche quando la coscienza non lo comprende, parla in immagini che sono comuni a tutti gli uomini e poggiano sul fondo creativo primordiale di ogni psiche. Nel mondo delle immagini tutto ciò che è individuale è solo una metafora e, come mito, diventa copia di ciò che è universalmente valido, eternamente umano. (Jacobi, 1957, p. 133)
I sogni più significativi provengono da questo strato più profondo dell’inconscio, e si presentano ricorrenti in momenti decisivi della vita di ogni individuo nelle sue tappe evolutive, ad esempio nella giovinezza, nella maturità e prima della morte.
Il sogno utilizza le figure collettive, o Archetipi, poiché deve esprimere un problema umano eterno che si ripete e non una perturbazione dell’equilibrio personale. Inoltre un’altra caratteristica del sogno è la struttura di tipo  “drammatico” che vi si può riconoscere, quasi fosse un componimento teatrale diviso per atti. Jung individua quattro parti: l’Esposizione, che indica il luogo dell’azione, le persone agenti e la situazione. Lo Sviluppo, la situazione si complica e subentra una certa tensione. Il Culmine o peripezia, avviene un cambiamento radicale nella storia. La Soluzione, apporta un dato conclusivo che è anche il risultato cercato, prodotto dal lavoro onirico.
L’uomo usa la lingua parlata o scritta per esprimere il significato di quello che vuole comunicare, il suo linguaggio è pieno di simboli, utilizza spesso anche segni e immagini, che non sono descrittivi in senso stretto. Ciò che viene chiamato simbolo è un termine, un nome o rappresentazione che può essere familiare nella vita di tutti i giorni e che possiede connotati specifici, oltre il suo significato ovvio e convenzionale. Esso implica qualcosa di vago, di sconosciuto o inaccessibile per noi. Una parola o un’immagine è simbolica quando implica qualcosa che sta al di là del suo significato ovvio e immediato, possiede un aspetto più ampio, “inconscio”, che non è mai definibile con precisione o compiutamente spiegato.
 “Quando la mente esplora  il simbolo, essa viene portata a contatto con idee che stanno al di là delle capacità razionali. La ruota può condurre i nostri pensieri al concetto di un sole ‘divino’, ma a questo punto la ragione deve ammettere la propria incompetenza: l’uomo è incapace di definire un essere ‘divino’. (…) noi ricorriamo costantemente all’uso di termini simbolici per rappresentare concetti che ci è impossibile definire e comprendere completamente. Questa è una delle ragioni per cui tutte le religioni impiegano un linguaggio simbolico o delle immagini” (Jung, 1964, p.20-21)
L’essere umano produce simboli inconsciamente e spontaneamente sotto forma di sogni.
I sogni rappresentano la fonte più frequente e universalmente accessibile per lo studio della facoltà dei simbolizzazione dell’uomo.
Colui che sogna si trova sommerso da immagini che sembrano contraddittorie e ridicole, il senso normale del tempo viene meno e le cose comuni possono assumere un aspetto affascinante o minaccioso.
Non possiamo permetterci di essere ingenui nell’interpretazione dei sogni. Essi hanno origine in uno spirito che non è affatto umano, ma che costituisce piuttosto un respiro della natura umana: uno spirito di questa divinità altrettanto bella e generosa quanto crudele. Se vogliamo caratterizzare tale spirito, dovremo andare a studiare, più che nella coscienza dell’uomo moderno, nella sfera delle antiche mitologie o nelle leggende primordiali della foresta” (Jung , 1964, p.51-52)
I simboli non compaiono solo nei sogni, si presentano anche in ogni sorta di manifestazioni psichiche: ci sono pensieri, sentimenti, atti e situazioni simbolici. Molti simboli però non sono solo individuali, ma collettivi nella loro origine e nella loro natura, sii tratta soprattutto di immagini religiose.
Kilton Steward, psicologo ed antropologo americano vissuto negli anni trenta, nel suo testo  Dreams Theory in Malaya si è interessato alla popolazione  Senoi della Malesia  per aver fatto dei sogni il fondamento ed il nucleo centrale della loro cultura e della vita quotidiana. La cultura dei sogni dei Senoi ha prodotto, secondo gli studi, un assetto sociale stabile, una bassa incidenza di disturbi mentali e di disadattamento sociale. Il benessere generale e la pace sembravano garantiti dalla ricerca di un progetto comune, che scaturiva dalla condivisione dei sogni. Credevano nell’importanza di restare in contatto con il proprio sogno e di affrontare il nemico che poteva presentarsi nella situazione onirica, ma credevano anche nel sostegno e nelle indicazioni creative che il resto della comunità poteva fornire al riguardo. Era infatti consuetudine riunirsi, per condividere i sogni e ricavarne nuovi spunti utili e nuovi riti propiziatori. L’assunto di base di questa visione riguardava l’interscambio tra realtà e sogno, e la medesima importanza attribuita ai due aspetti dell’esperienza. (Giani Gallino, 1987,p.77)
Poiché il sogno riporta alla coscienza materiale inconscio, si può dire che esso abbia una funzione finalistica, in cui il simbolo ha il valore di una parabola, non nasconde ma insegna, quindi ha un alto contenuto educativo per l’individuo.
Alcuni sogni inoltre hanno una funzione equilibratrice dell’inconscio, in cui pensieri e inclinazioni sottovalutati nella vita cosciente, entrano in funzione nel sonno, anche se non viene compreso intellettualmente ha una sua forza persuasiva. La funzione del sogno rappresenta un bilanciamento psicologico, una compensazione di tutti quei contenuti psichici che durante il giorno erano relativamente inconsci.



Bibliografia:
1.      Freud S. (1899) Die Traumdeutung.trad.it. L’interpretazione dei sogni, 1973, Torino, Bollati Boringhieri.
2.      Gay P. (1988), Freud. A life for our time, New York-London: W.W. Norton & Company. Trad.it. Freud. Una vita per i nostri tempi, 1988,Milano: Bompiani.
3.      Gallo Barbisio C. (1994), Il recupero dell’esperienza attraverso la narrazione. Torino: Tirrenia Stampatori.
4.      Giani Gallino T., (1987) Il fascino dell’immaginario, Torino: Società Editrice Internazionale
5.      Jacobi J. (1957) Komplex Archetypus Symbol in der Psychologie C.G. Jung. Zurigo: Rascher Verlag. Trad it:  Complesso Archetipo Simbolo nella psicologia di C.G. Jung, 2004 , Torino: Bollati Boringhieri.
6.      Jung C.G. (1933) Il significato della Psicologia per i tempi moderni. In: Realtà dell’anima. Torino: Bollati Boringhieri.
7.      Jung C.G., (1964) Man and his symbols. trad it: L’uomo e i suoi simboli, 2004, Milano: Raffaello Cortina editore.
8.      Jung C.G.(1976), Considerazioni sulla psicologia del sogno, in: Opere di C.G.Jung,19 voll., Torino: Boringhieri, VIII vol.
9.      Jung C.G.(1976), L’essenza dei sogni, in: Opere di C.G.Jung, Torino: Boringhieri.
10.  Smorti A. (1996), Il sé come testo, Giunti: Firenze



[1] Fox, Lo sviluppo del pensiero narrativo nell’infanzia,in: Smorti,1997, Il Sé come testo,Firenze:Giunti.pp.256-276,p.258

[2] J.Montangero, Le trasformazioni nel racconto del sogno in:C.Gallo Barbisio, Il recupero dell’esperienza attraverso la narrazione,..pp.27-37,p.27
[3] Le due opere riportate sul sogno sono: De divinatione per somnium e De somniis. In: (Freud, 1899, pg.24)

[4] C.G.Jung, Considerazioni sulla Psicologia del sogno, in Opere di C.G. Jung, 19 voll., Torino, Bollati Boringhieri 1976, VIII voll.,pp.253-3oo, p.261.
[5] L’essenza dei sogni, Opere di C.G.Jung,cit,pp.301-320,p.313.
[6] Gli archetipi dice Jung sono, per definizione, fattori e motivi che ordinano elementi psichici in certe immagini e precisamente in modo tale da poter essere riconosciuti sempre solo degli effetti che producono. Essi sono preconsci e presumibilmente formano le dominanti strutturali della psiche in generale. L’origine di un archetipo rimane  oscura, la sua natura impenetrabile, appartiene a quel misterioso regno delle ombre che è l’inconscio collettivo. , al quale non avremo mai accesso diretto, ma è possibile averne solo una conoscenza indiretta, precisamente attraverso il nostro incontro con gli archetipi. (Jacobi, 1957, p.58-59)