Lauretta Guidetto

acrilico su tela di L. Guidetto
Narrazione Sogno e
Simbolo
La facoltà di immaginare
conferisce al pensiero umano una flessibilità e una grande duttilità, ma, nello stesso tempo, priva l’uomo
della semplice capacità di restare appagato dalle proprie abitudini e dalla
routine quotidiana.
“Così l’uomo è spinto ad immaginare mondi possibili, sia nell’arte che
nella scienza, in quanto ristruttura non solo i ricordi, ma talvolta il mondo
stesso, per adattarlo ai suoi desideri” [1]
La vita immaginativa non è solo
una fuga dalla realtà, alleata della ragione e della memoria, diventa il centro
creativo di tutti i tentativi di
ricostruire il mondo, sia nelle arti che nelle scienze.
“L’adattività psicologica dell’arte, inclusa l’arte narrativa, ha dunque
la funzione di mantenere la vita interna a contatto con il mondo esterno e di
esplorare la distanza che esiste tra di loro. Il lavoro immaginativo può essere
il preludio della ristrutturazione della realtà.” (ib., p.259)
Per J. Montangero le storie che si
raccontano durante la notte prendono come materiale di base l’esperienza
vissuta. “Il sogno è dunque un modo di
recuperare il vissuto, trasferirlo, tenerlo, conservarlo.” [2]
Nel sogno è possibile trovare i tre caratteri della narrazione; sono rappresentati avvenimenti, vi è una sequenzialità ovvero non c’è solamente un’immagine, ma tutta una sequenza di eventi, infine nel corso della rappresentazione sovente capita un fatto inatteso. (ibidem)l
Nel sogno è possibile trovare i tre caratteri della narrazione; sono rappresentati avvenimenti, vi è una sequenzialità ovvero non c’è solamente un’immagine, ma tutta una sequenza di eventi, infine nel corso della rappresentazione sovente capita un fatto inatteso. (ibidem)l
Nell’evoluzione del pensiero psicoanalitico Freudiano, L’Interpretazione dei sogni, (1899) occupa
una posizione centrale e strategica.
“ il sogno resta per Freud la guida di
elezione. Banale e misterioso al tempo stesso, bizzarro ma suscettibile di una
spiegazione razionale, il sogno tocca praticamente ogni provincia del
funzionamento mentale.” (P. Guy, 1988, p.107)
Nell’Interpretazione dei
sogni, Freud mostra come
presso i popoli primitivi, il sogno era in piena armonia con la loro concezione
del mondo, erano soliti proiettare all’esterno, come realtà, ciò che aveva
realtà soltanto all’interno della loro vita psichica.
Da sempre l’uomo ha trattato il fenomeno onirico con una sorta di riverente rispetto; anticamente il sogno era considerato la diretta manifestazione della volontà degli dei o dei demoni e pertanto gli veniva attribuito un potere divinatorio e salvifico, era interpretato come un tramite che connetteva con una realtà ultraterrena. (Freud, 1899, pg.24)
Da sempre l’uomo ha trattato il fenomeno onirico con una sorta di riverente rispetto; anticamente il sogno era considerato la diretta manifestazione della volontà degli dei o dei demoni e pertanto gli veniva attribuito un potere divinatorio e salvifico, era interpretato come un tramite che connetteva con una realtà ultraterrena. (Freud, 1899, pg.24)
“Nell’ingenua opinione di
chi si sveglia, il sogno, se pure non proviene da un altro mondo, ci rapisce
tuttavia, mentre dormiamo, in un altro mondo” (ibid. p. 28)
E. Jones, nel suo scritto Psicoanalisi
dell’incubo, (1971), riteneva che i sogni avessero da sempre
esercitato una profonda influenza sulla formazione dei pensieri allo stato di
veglia, questo avveniva ancora di più nel passato, quando l’importanza
attribuita ai sogni era ancora maggiore. Spesso la vividezza di un sogno poteva
ingannare chiunque, inducendo a confonderlo con fatti reali. Questo fenomeno era
particolarmente frequente in tutte le esperienze in cui erano coinvolti intensi
eventi emotivi, non solo nei sogni ma anche nelle trances da estasi e nelle
visioni. Tale fenomeno ha avuto un’influenza maggiore in menti meno istruite,
come quelle di bambini e dei primitivi. (op.cit. pg.57)
Per C. G. Jung “Il sogno è
la piccola porta occulta che conduce alla parte più nascosta e intima
dell’anima, aperta sulla notte cosmica originaria che era già anima molto tempo
prima che esistesse una coscienza dell’Io, e che sopravviverà come anima a
tutti i prodotti della coscienza dell’Io (…) La coscienza divide: ma con il
sogno noi penetriamo nell’uomo più profondo, universale, vero ed eterno, ancora
immerso in quell’oscurità della notte primitiva in cui egli era tutto e tutto
era in lui, nella natura priva di ogni differenziazione e di ogni essere Io”.
(Jung, 1933, p.41)
Dai tempi in cui
l’umanità ha nozione di sé, i sogni sono considerati messaggeri della metà
notturna della vita, sono contenitori dell’accadimento intrapsichico, in cui
passato, presente, futuro possono prendere forma con una grande ricchezza di
immagini e significati.
Il regno dei sogni è anche il luogo psichico in cui incontriamo più frequentemente motivi archetipici.
Il regno dei sogni è anche il luogo psichico in cui incontriamo più frequentemente motivi archetipici.
Nel sogno è rintracciabile una continuità rivolta all’indietro ed
una in avanti; la prima si riferisce ad una esperienza del giorno o dei giorni
precedenti, la seconda ha la proprietà di influenzare i pensieri, gli stati
d’animo dei giorni futuri.
Jung era in accordo con la teoria freudiana sulla presenza di una contenuto latente diverso da quello manifesto, ma aggiunse però una funzione finalistica nel sogno, domandandosi: “a cosa serve questo sogno?”, “quale effetto vuole ottenere?” [4]
Jung era in accordo con la teoria freudiana sulla presenza di una contenuto latente diverso da quello manifesto, ma aggiunse però una funzione finalistica nel sogno, domandandosi: “a cosa serve questo sogno?”, “quale effetto vuole ottenere?” [4]
Per Jung c’è un senso finalistico anche nel simbolismo, ogni
immagine onirica ha un preciso significato in relazione alle diverse immagini
di cui è composto il sogno, collegato al momento attuale della vita psichica
del sognatore.
“Il sogno ci trasmette
quindi in linguaggio metaforico, ossia in un’ evidente rappresentazione
sensoriale, pensieri, giudizi, concezioni, direttive, tendenze, che a causa
della rimozione o per semplice ignoranza erano inconsci” . (ib., p.266)
Il sogno è un autorappresentazione spontanea della situazione
attuale dell’inconscio, ha contenuti inconsci che non possono essere
interpretati concretisticamente, prendendo alla lettera il linguaggio onirico.
Secondo Jung, niente è rappresentato in noi in modo oggettivo, ma secondo le
nostre proiezioni sull’oggetto, si creano delle Imago, ossia le persone vengono percepite principalmente attraverso
le nostre proiezioni su di esse.
Dunque nel sogno che è rappresentazione dell’inconscio, sono
presenti anche queste “Imagines”, che
provengono dalla totalità del nostro essere.
Il sogno è quindi altamente soggettivo ed ha un rapporto soltanto
esteriore con gli oggetti in esso presenti, in questo senso Jung parla di
significato del sogno in termini di “Interpretazione
a livello del Soggetto” (C.G.Jung, 1976)
Con questa definizione egli specifica come parti della personalità
del sognatore vengano proiettate sulle rappresentazioni oniriche che assumono
nel contenuto manifesto le caratteristiche del sognatore.
Attraverso
il metodo analitico, sarà fondamentale l’apporto del sognatore stesso alla comprensione di queste sue proiezioni, con la collaborazione del terapeuta.
“Tutta la
creazione onirica è sostanzialmente soggettiva, e il sogno è un teatro in cui
chi sogna è scena, attore, suggeritore, regista, autore, pubblico e critico
insieme”. (ib.,p.3)
Per Jung il sogno è una formazione onirica filogeneticamente
antica, in quanto ricca di motivi mitologici presenti già agli albori
dell’umanità, ritrovabili nelle generazioni successive di qualsiasi epoca e di
qualsiasi cultura.
Egli postula un inconscio “collettivo”, oltre quello “personale”,
in cui si trovano questi motivi mitologici, “immagini umane universali”, che egli definisce con il termine di “Archetipi”.
Con il termine Archetipo intende: “ forme specifiche e nessi figurativi rintracciabili in forma analoga
in tutti i tempi e in tutti i paesi, ma anche nella fantasia, nelle visioni,
nelle idee illusorie e nei sogni individuali”.[5]
L’archetipo [6]
è attivo anche quando la coscienza non lo comprende, parla in immagini che sono
comuni a tutti gli uomini e poggiano sul fondo creativo primordiale di ogni
psiche. Nel mondo delle immagini tutto ciò che è individuale è solo una
metafora e, come mito, diventa copia di ciò che è universalmente valido,
eternamente umano. (Jacobi, 1957, p. 133)
I
sogni più significativi provengono da questo strato più profondo
dell’inconscio, e si presentano ricorrenti in momenti decisivi della vita di
ogni individuo nelle sue tappe evolutive, ad esempio nella giovinezza, nella
maturità e prima della morte.
Il sogno utilizza le figure collettive, o Archetipi, poiché deve
esprimere un problema umano eterno che si ripete e non una perturbazione
dell’equilibrio personale. Inoltre un’altra caratteristica del sogno è la
struttura di tipo “drammatico” che vi si
può riconoscere, quasi fosse un componimento teatrale diviso per atti. Jung
individua quattro parti: l’Esposizione,
che indica il luogo dell’azione, le persone agenti e la situazione. Lo Sviluppo, la situazione si complica e
subentra una certa tensione. Il Culmine o
peripezia, avviene un cambiamento radicale nella storia. La Soluzione, apporta un dato conclusivo
che è anche il risultato cercato, prodotto dal lavoro onirico.
L’uomo usa
la lingua parlata o scritta per esprimere il significato di quello che vuole
comunicare, il suo linguaggio è pieno di simboli, utilizza spesso anche segni e
immagini, che non sono descrittivi in senso stretto. Ciò che viene chiamato
simbolo è un termine, un nome o rappresentazione che può essere familiare nella
vita di tutti i giorni e che possiede connotati specifici, oltre il suo
significato ovvio e convenzionale. Esso implica qualcosa di vago, di sconosciuto
o inaccessibile per noi. Una parola o un’immagine è simbolica quando implica
qualcosa che sta al di là del suo significato ovvio e immediato, possiede un
aspetto più ampio, “inconscio”, che non è mai definibile con precisione o
compiutamente spiegato.
“Quando
la mente esplora il simbolo, essa viene
portata a contatto con idee che stanno al di là delle capacità razionali. La
ruota può condurre i nostri pensieri al concetto di un sole ‘divino’, ma a
questo punto la ragione deve ammettere la propria incompetenza: l’uomo è
incapace di definire un essere ‘divino’. (…) noi ricorriamo costantemente
all’uso di termini simbolici per rappresentare concetti che ci è impossibile
definire e comprendere completamente. Questa è una delle ragioni per cui tutte le
religioni impiegano un linguaggio simbolico o delle immagini” (Jung, 1964,
p.20-21)
L’essere
umano produce simboli inconsciamente e spontaneamente sotto forma di sogni.
I sogni
rappresentano la fonte più frequente e universalmente accessibile per lo studio
della facoltà dei simbolizzazione dell’uomo.
Colui che
sogna si trova sommerso da immagini che sembrano contraddittorie e ridicole, il
senso normale del tempo viene meno e le cose comuni possono assumere un aspetto
affascinante o minaccioso.
“Non possiamo permetterci di essere ingenui
nell’interpretazione dei sogni. Essi hanno origine in uno spirito che non è
affatto umano, ma che costituisce piuttosto un respiro della natura umana: uno
spirito di questa divinità altrettanto bella e generosa quanto crudele. Se
vogliamo caratterizzare tale spirito, dovremo andare a studiare, più che nella
coscienza dell’uomo moderno, nella sfera delle antiche mitologie o nelle
leggende primordiali della foresta” (Jung , 1964, p.51-52)
I simboli
non compaiono solo nei sogni, si presentano anche in ogni sorta di
manifestazioni psichiche: ci sono pensieri, sentimenti, atti e situazioni
simbolici. Molti simboli però non sono solo individuali, ma collettivi nella
loro origine e nella loro natura, sii tratta soprattutto di immagini religiose.
Poiché
il sogno riporta alla coscienza materiale inconscio, si può dire che esso abbia
una funzione finalistica, in cui il simbolo ha il valore di una parabola, non
nasconde ma insegna, quindi ha un alto contenuto educativo per l’individuo.
Alcuni sogni inoltre hanno una funzione equilibratrice
dell’inconscio, in cui pensieri e inclinazioni sottovalutati nella vita
cosciente, entrano in funzione nel sonno, anche se non viene compreso
intellettualmente ha una sua forza persuasiva. La funzione del sogno
rappresenta un bilanciamento psicologico, una compensazione di tutti quei
contenuti psichici che durante il giorno erano relativamente inconsci.
Bibliografia:
1. Freud S. (1899) Die Traumdeutung.trad.it. L’interpretazione dei sogni, 1973,
Torino, Bollati Boringhieri.
2. Gay P. (1988), Freud. A life for
our time, New York-London: W.W. Norton & Company. Trad.it. Freud. Una vita per i nostri tempi, 1988,Milano: Bompiani.
3. Gallo
Barbisio C. (1994), Il recupero
dell’esperienza attraverso la narrazione. Torino: Tirrenia Stampatori.
4. Giani Gallino T., (1987) Il fascino dell’immaginario, Torino: Società Editrice
Internazionale
5.
Jacobi J. (1957) Komplex Archetypus Symbol in der Psychologie C.G. Jung. Zurigo: Rascher Verlag. Trad it: Complesso
Archetipo Simbolo nella psicologia di C.G. Jung, 2004 , Torino: Bollati
Boringhieri.
6.
Jung
C.G. (1933) Il significato della
Psicologia per i tempi moderni. In:
Realtà dell’anima. Torino: Bollati Boringhieri.
7.
Jung C.G., (1964) Man and his symbols. trad it: L’uomo e i suoi simboli, 2004, Milano: Raffaello Cortina editore.
8. Jung
C.G.(1976), Considerazioni sulla
psicologia del sogno, in: Opere di
C.G.Jung,19 voll., Torino: Boringhieri, VIII vol.
9. Jung
C.G.(1976), L’essenza dei sogni, in: Opere di C.G.Jung, Torino: Boringhieri.
10. Smorti A.
(1996), Il sé come testo, Giunti:
Firenze
[1] Fox, Lo sviluppo del pensiero narrativo nell’infanzia,in: Smorti,1997, Il Sé come testo,Firenze:Giunti.pp.256-276,p.258
[2] J.Montangero, Le trasformazioni nel racconto del sogno in:C.Gallo
Barbisio, Il recupero dell’esperienza attraverso la narrazione,..pp.27-37,p.27
[3] Le due opere riportate sul sogno
sono: De divinatione per somnium e De
somniis. In: (Freud, 1899, pg.24)
[4] C.G.Jung, Considerazioni sulla Psicologia del sogno,
in Opere di C.G. Jung, 19 voll.,
Torino, Bollati Boringhieri 1976, VIII voll.,pp.253-3oo, p.261.
[5] L’essenza
dei sogni, Opere di C.G.Jung,cit,pp.301-320,p.313.
[6] Gli
archetipi dice Jung sono, per definizione, fattori e motivi che ordinano
elementi psichici in certe immagini e precisamente in modo tale da poter essere
riconosciuti sempre solo degli effetti che producono. Essi sono preconsci e
presumibilmente formano le dominanti strutturali della psiche in generale.
L’origine di un archetipo rimane oscura,
la sua natura impenetrabile, appartiene a quel misterioso regno delle ombre che
è l’inconscio collettivo. , al quale non avremo mai accesso diretto, ma è
possibile averne solo una conoscenza indiretta, precisamente attraverso il
nostro incontro con gli archetipi. (Jacobi, 1957, p.58-59)